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mercoledì, agosto 31, 2005

quante cose che devo fare...
però che bello essere vivi!!

Postato da: TB-1 a agosto 31, 2005 11:54 | link | commenti |
a chi amo, pezzi di me, ridenti

lunedì, agosto 29, 2005

i tuoi occhi, in questa sera...
è stata un'emozione unica...
è un grande dono poterti amare!!

Postato da: TB-1 a agosto 29, 2005 11:05 | link | commenti |
a chi amo

giovedì, agosto 25, 2005
i nostri sogni...

Mi esibisco per i passanti
per i poveri e i signori
perché non esiste
uomo
senza musica nel cuore
e suono per le ragazze
per le serie e le sfrontate
perché non esiste donna
che dica no a una serenata.

Postato da: TB-1 a agosto 25, 2005 11:18 | link | commenti (1) |
canzoni, a chi amo, pezzi di me

mercoledì, agosto 24, 2005
Ambrogio ci ha lasciati...

Ambrogio Fogar nasce a Milano il 13 Agosto 1941. Fin da giovanissimo coltiva la passione per l'avventura. A soli diciotto anni attraversa le Alpi con gli sci per ben due volte. Successivamente si dedica al volo: al suo 56° lancio con il paracadute subisce un grave incidente, ma si salva con grande fortuna. La paura e lo spavento non lo fermano e arriva ad ottenere il brevetto di pilota per piccoli aerei acrobatici.

Nasce poi un grande amore per il mare. Nel 1972 attraversa in solitario l'Atlantico del Nord per buona parte senza l'uso del timone. Nel gennaio 1973 partecipa alla regata Città del Capo - Rio de Janeiro.
Dal giorno 1 novembre 1973 fino al 7 dicembre 1974 compie il giro del mondo in barca a vela in solitario navigando da Est verso Ovest contro le correnti e il senso dei venti. E' il 1978 quando "Surprise", la sua barca, nel tentativo di circumnavigare l'Antartide viene affondata da un'orca e naufraga al largo delle isole Falkland. Comincia la deriva su una zattera che durerà 74 giorni con l'amico giornalista Mauro Mancini. Mentre Fogar verrà tratto in salvo per coincidenze fortuite, l'amico perderà la vita.

Dopo aver trascorso due mesi intensi ed impegnativi in Alaska per imparare a guidare i cani da slitta, Fogar si trasferisce nella zona dell'Himalaia e successivamente in Groenlandia: il suo obiettivo è preparare un viaggio in solitaria, a piedi, per raggiungere il Polo Nord. L'unica compagnia sarà il suo fedele cane Armaduk.

Dopo queste imprese Fogar approda in televisione con la trasmissione "Jonathan: dimensione avventura": per sette anni Fogar girerà il mondo con la sua troupe, realizzando immagini di rara bellezza e spesso in condizioni di estremo pericolo.

Fogar non poteva non subire l'attrazione e il fascino del deserto: tra le sue avventure successive annovera la partecipazione a tre edizioni della Parigi-Dakar oltre a tre Rally dei Faraoni. E' il 12 settembre 1992 quando durante il raid Parigi-Mosca-Pechino la macchina su cui viaggia si capovolge e Ambrogio Fogar si ritrova con la seconda vertebra cervicale spezzata e il midollo spinale tranciato. L'incidente gli provaca un'immobilità assoluta e permanente, che ha come grave danno conseguente l'impossibilità di respirare autonomamente.
Da quel giorno per Ambrogio Fogar resistere è l'impresa più ardua della sua vita.

Durante la sua carriera Fogar è nominato commendatore della Repubblica Italiana e ha ricevuto la medaglia d'oro al valore marinaro.

Nell'estate del 1997 compie un giro d'Italia in barca a vela su di una sedia a rotelle basculante. Battezzato "Operazione Speranza", nei porti dove si ferma, il giro promuove una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle persone disabili, destinate a vivere su una carrozzella.

Ambrogio Fogar ha scritto vari libri, due dei quali "Il mio Atlantico" e "La zattera", hanno vinto il Premio Bancarella Sport. Tra gli altri titoli ricordiamo "Quattrocento giorni intorno al mondo", "Il Triangolo delle Bermude", "Messaggi in bottiglia", "L'ultima leggenda", "Verso il Polo con Armaduk", "Sulle tracce di Marco Polo" e "Solo - La forza di vivere".

Per comprendere i valori umani che Fogar rappresentava e che egli stesso voleva trasmettere sarebbero sufficienti poche delle sue stesse parole (tratte dal libro "Solo - La forza di vivere"):
"In queste pagine ho cercato di mettere tutto me stesso. Soprattutto dopo essere stato così duramente ferito dal destino. Tuttavia ho ancora un ritaglio di vita. E' strano scoprire l'intensità che l'uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d'aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: Speranza. Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare, avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto. Una cosa è certa: nonostante le mie funzioni non siano più quelle di una volta, sono fiero di poter dire che sono ancora un uomo."

Ambrogio Fogar veniva considerato un miracolo umano, ma anche un simbolo e un esempio da seguire: un sopravvissuto che può portare la speranza a quei duemila sfortunati che ogni anno in Italia sono vittime di lesioni midollari; il suo caso clinico dimostra come si può convivere con un handicap gravissimo.
"È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai - racconta lui stesso - anche quando sei sul punto di dire basta. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell'oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi. Non mi arrendo, non voglio perdere".

Dal suo letto Ambrogio Fogar aiutava la raccolta di fondi per l'associazione mielolesi, era testimonial per Greenpeace contro la caccia alle balene, rispondeva alle lettere degli amici e collaborava con "La Gazzetta dello Sport" e "No Limits world".

Dalla scienza arrivavano buone notizie. Le cellule staminali danno qualche chance: si sperimentano per la sclerosi multipla, poi, forse, per le lesioni midollari. Contemporaneamente all'uscita del suo ultimo libro "Contro vento - La mia avventura più grande", nel mese di giugno 2005 arrivava la notizia che Ambrogio Fogar era pronto a recarsi in Cina per sottoporsi alle cure con cellule fetali del neurochirurgo Hongyun. Poche settimane dopo, il 24 agosto 2005, Ambrogio Fogar si spegneva, a causa di un arresto cardiaco.

"Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo", diceva Fogar. E in quel cielo, tra le le stelle, ce n'è una che porta il suo nome: Ambrofogar Minor Planet 25301. Gli astronomi che l'hanno scoperta l'hanno dedicata a lui. È piccola, ma aiuta a sognare ancora un po'.

Postato da: TB-1 a agosto 24, 2005 17:14 | link | commenti |
postlenti, cose non mie mah

martedì, agosto 23, 2005
umbria...

vacanza bellissima...
un pò troppo breve ma molto bella!
... fondamentale ritrovare l'armonia che lega in modo così importante due anime...
riscoprirsi sempre più innamorati!

a presto un bel post con tutto quello che serve per avere le idee più chiare!





Postato da: TB-1 a agosto 23, 2005 11:43 | link | commenti |
immagini, postveloci, a chi amo, pezzi di me

lunedì, agosto 22, 2005

sono tornato, primo giorno di lavoro, a presto nuove!!

Postato da: TB-1 a agosto 22, 2005 09:23 | link | commenti |
postveloci

venerdì, agosto 05, 2005



...daltrocanto amore mio...e come dice A.de Mello
"La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati in altri progetti"


Postato da: TB-1 a agosto 05, 2005 11:45 | link | commenti |
a chi amo, pezzi di me, fraseggi

giovedì, agosto 04, 2005
spiritualità...

da alcuni mesi pratico un pò la metidazione yoga...
da quando mio cugino mi ha fatto conoscere questo mondo, ne sono rimasto molto affascinato!
solo che per motivi che devo ancora capire...e chissà se mai capirò, a volte mi distraggo...e mentre mi distraggo le cose che faccio, o che facevo, spariscono! cioè se prima meditavo tutti i giorni tranquillamente...poi, non ci riesco più...o cmq faccio fatica anche a pensarci!

bene, ieri sera ho sentito forte il bisogno di cercare, di ritrovare la mia spiritualità!
e così, tornato a casa...tralaltro dopo aver salutato A. in un modo che mi ha lasciato un po' svuotato...
mi sono chiuso nella mia camera...ho tirato fuori il mio cuscino...la mia coperta...e...
ed è stata una meditazione bellissima, come non mi capitava da un pò...
serena, facile, senza dolori...quasi...
ma durante la quale ho trovato tanta di quell'armonia che solo in quel momento mi sono accorto di aver accantonato...

poi qui si aprirebbero un casino di parentesi, si perché per me la spiritualità in genere è una parentesi aperta...

ma non ora...un giorno si, ma non ora!

ON AIR: Going Home theme from "local hero"

Postato da: TB-1 a agosto 04, 2005 11:06 | link | commenti (1) |
pezzi di me

mercoledì, agosto 03, 2005

non vedo l'ora del tuo amore nel mio tra le colline umbre...

Postato da: TB-1 a agosto 03, 2005 16:52 | link | commenti |
a chi amo

l'amore e le sue conseguenze...

E’ la sigaretta che succhia da anni Titta Di Girolamo, figura avvolta in volute di fumo; osservatore dall’interno di una gabbia di un universo crepuscolare, egli è un Uomo Invisibile per gli altri e per sé stesso, per mascherare la consegna del non-vivere si rifugia nella fissità iconica e nella paresi facciale. Questo vessillo di immobilità incrociando il trambusto delle piccole cose (una partita a carte, una donna dietro il bancone) ricorda che dopotutto la vita non è finita; o forse è finita per davvero, e quello di Titta Di Girolamo è l’ultimo spasmo del cadavere prima del rigor mortis.

Nonostante tutto il personaggio di Sorrentino, melvilliano nell’anima (Frank Costello...), vive di vita propria: per lungo tempo non succede splendidamente nulla, il film è una natura morta da godere appieno nelle sue sfaccettature. Il regista sa infondere il soffio attraverso improvvise geometrie (i quadranti della porta ove si spiano conversazioni altrui, il flusso avvolgente delle scale), maneggia la fisicità in maniera affatto scontata (impercettibili sono i cambiamenti nel volto di Titta) e si riserva sconcertanti esplosioni di sentimento senza silenziatore (la memoria del migliore amico).

La voce fuori campo accompagna realmente la vicenda, lancia infinite suggestioni imbevute di grottesco (l’insonnia, la droga), restituisce una cifra di sincera desolazione spacciandola falsamente per indifferenza: nello squarcio rivelatorio Di Girolamo recita la sua verità (Cosa devo dire? Io sono un commercialista), infondendo l’illuminazione di un uomo che non è schivo né timido, ma semplicemente non ha nulla da trasmettere. Eccolo il vero noir: il depistaggio non dei fatti –la catena degli eventi è voluto ricalco di un topos- ma delle sensazioni nell’uomo, sommessamente multiformi, soltanto a riposo dietro il riflesso dell’Imperturbabile. La linea temporale può apparire identica a sé, aggravata dalla collocazione in un altrove indefinibile, ma subisce continue variazioni nel tripudio dei dettagli; dunque la trovata stilistica, di bruciante originalità, non è mai ombelicale né onanista, ma illumina il dipinto filmico da angolazioni sempre nuove –l’inquadratura del protagonista rovesciato è quasi filosofica, dove egli giace all’incontrario proprio come la sua esistenza. La mano di Sorrentino si ritrova nel piglio nudo e genuino, senza arroganza autoriale, miracoloso nel controllare la m.d.p. ed inchinarla al senso del racconto: e quando approda nel pieno del narrare trasforma gli sterzanti piani sequenza della tavolata, accarezzando volti giacche legno, nello stato grezzo della rappresentazione, cinema personale che rifiuta ogni filtro. Senza astenersi dallo strizzare l’occhio alla platea: l’elucubrazione metafilmica (Ricordarsi di non sottovalutare le conseguenze dell’amore) –dedicata alla critica?- è talmente piana ed evidente da strappare un sorriso divertito. E poi via in picchiata verso la conclusione: nonostante l’archetipo della malavita ed un espediente immediato come l’omissis narrativo da recuperarsi in flashback (il ritorno della valigia), questa con pochi ingredienti (un’esecuzione, un milione di dollari, una vetta innevata) chiude sublimamente un sentiero interiore sottotraccia sino a colpire al cuore. Dopo soltanto il silenzio (titoli di coda), il tramonto ed il crepuscolo.

LE CONSEGUENZE DELL’AMORE –titolo di sottile ambiguità-, presentato ed ignorato al festival Cannes (stavolta senza lagna alcuna, lor signori si accomodino a lezione), ci riconcilia finalmente con il nostro cinema parlando del noir nell’epoca della paralisi, del Caso sullo sfondo del razionale e, ancora, dell’Uomo nell’automatismo del cosmo: polverizzando i vari Amelio, Chiesa, Placido, osserva un animale ingabbiato nella malinconia del vissuto, pigiando il tasto dell’annullamento contro ogni frenesia della messinscena. Maiuscola prova di Toni Servillo, straripante di magnetico talento, che ti inchioda al suo sguardo fino alla fine del film ma anche del (suo) Mondo. Ogni lacrima ghiacciata si scioglie al cospetto della fiamma del cinema.

Postato da: TB-1 a agosto 03, 2005 11:38 | link | commenti |
film visti