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i giorni si susseguono, nella vita succedono cose difficili, dolorose, belle...
a volte ti fermi, ti guardi un attimo e ti chiedi dove cavolo stai andando, cosa fai, che importanza dai alle cose!
quanto bene vuoi davvero ad una persona o all'altra!?
ora sono qui in ufficio, come ieri sera ero a letto, cercando di leggere, anche tranquillo se vuoi, poi mi compaiono davanti agli occhi delle immagini che in un attimo mi aprono una voragine dentro!
sono giorni strani, sono giorni dalla settimana scorsa a oggi, durante i quali continuo a pensare alle persone vicine, ai miei zii, alle prime persone vicine che dovrò salutare...
a cosa vuol dire crescere, cambiare, provare sentimenti...
e poi ho la sensazione di vedere Riccardo o Andrea, a volte in mezzo alla gente, sai quando ti giri di scatto, senti una voce o vedi una figura con la coda dell'occhio...
non so!
ho pensato a mio padre, che noi vorremmo tenere sotto una campana di vetro, per evitargli le emozioni troppo forti, il freddo, la fatica!
e poi penso a tutto insieme, a tutto quello che si muove, a noi che siamo qui e che amiamo ogni piccolo passo che facciamo, a quanto possono essere grandi le cose piccole e piccole le cose grandi!
speriamo...
Verde - Speranza
mia mamma è appena venuta a dirmi che mio zio (fratello di mio padre) ha fatto un infarto e stanno tentando di operarlo... non c'è mai una fine...
L'alunno S. C. lascia l'aula prima dell'orario di uscita dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa sua.
L'alunno A., assente dall'aula dalle ore 12.03, rientra in classe alle ore 12.57 con un nuovo taglio di capelli.
Gli alunni M. P. e D. A. dopo aver rubato diversi gessetti dalla lavagna di classe, simulano durante la lezione l'uso di sostanze stupefacenti tramite carte di credito e banconote arrotolate, tentando inoltre di vendere le sopracitate finte sostanze ai propri compagni. A mia insistente richiesta di smetterla vengo incitato a provare pure io per non avere così tanti pregiudizi.
La classe non mostra rispetto per l'illustre filosofo Pomponazzi e ne altera il nome in modo osceno.
L'alunno M. dopo la consegna del pagellino da far firmare aigenitori riconsegna il pagellino firmato 2 minuti dopo. Sospetto che la firma non sia autentica.
L'alunno A. durante l'intervallo intrattiene dalla finestra dell'aula gli alunni dell'istituto imitando Benito Mussolini, munito di fez e camicia nera, presentando una dichiarazione di guerra all'istituto che sta dall'altra parte della strada.
Dopo aver fatto scena muta durante l'interrogazione di geografia astronomica V. chiede di avvalersi dell'aiuto del pubblico.
L'alunno M. G. al termine della ricreazione sale sul bancone Adiacente la cattedra e dopo aver gridato "Ondaaaa energeticaa!!!", emette un rutto notevole che incita la classe al delirio collettivo.
Facendo l'appello e notando l'assenza dell'alunno S., mi viene detto dall'alunno C. di non preoccuparmi. Quest'ultimo estrae il portafoglio, lo apre e simulando di parlare ad una terza persona urla "Scotty: teletrasporto!". Con fragorosi effetti sonori fatti con la bocca, l'alunno S. fuoriesce dall'armadio.
L'alunno L.P. durante l'ora di educazione fisica insegue le Compagne di classe sventolando in aria lo scopino del water.
L'alunno L.P. durante la lezione di educazione fisica usa la pertica come simbolo fallico.
Si espelle dall'aula l'alunna M. Ilaria perché ha ossessivamente offeso la compagna Sabatino Domenica chiamandola Week End.
Gli alunni M. e P. incendiano volontariamente le porte dei bagni femminili per costringere le ragazze ad utilizzare il bagno maschile.
L'insegnante di latino:
"L'alunno è entrato in aula, dopo essere stato per 20 minuti al bagno, aprendo la porta con un calcio; ha fatto una capriola e ha puntato un'immaginaria pistola verso l'insegnate dicendo "ti dichiaro in arresto nonnina!"
L'alunno giustifica l'assenza del giorno precedente scrivendo "credevo fosse domenica".
T., L. e B. chiudono in bagno una loro compagna perché ritenuta da loro "cesso".
Gli alunni B. e B. durante l'ora di italiano compiono irrispettosi esperimenti di balistica usando proiettili di carta e saliva (stoppini) contro il ritratto dell'Onorevole Presidente della Repubblica Ciampi. Si giustificano dicendo di necessitare un bersaglio.
L'alunno M.B. sprovvisto di fazzoletti si sente autorizzato a strappare una pagina della Divina Commedia per soffiarsi il naso.
P. non svolge i compiti e alla domanda "Per quale motivo?" risponde"Io c'ho una vita da vivere".
"Gli alunni B. e N. simulano un omicidio in classe, il primo si è steso a terra, il secondo disegna la sagoma".
L'alunno M. ha fatto l'ennesima scena muta dicendo che risponderà solo in presenza del suo avvocato.
"Si segnala mancanza del Crocifisso, occultato dalla classe, al suo posto cartello recante le parole "torno subito".
L'alunno M. (egiziano, n.d.r.), continua a ripetere la parola "ano" poiché R. l'ha convito che significhi "dito".
Gli alunni P. e A. alle ore 10:25 escono dall'armadio.
Fuori tempo come sempre ( o meglio, sarebbe pronto a dire più d'uno : in abbondante ritardo come da cattiva abitudine), mi accodo a Zu e Su per un mio personale Delurking day posticipato e di durata indefinita.
Ti invito cioè, occasionale passante o lettore abituale e silenzioso, a fare outing, lasciando una traccia qualsiasi del tuo passaggio (posso darti del tu anche se non ci conosciamo?).
Se poi mi vuoi dare qualche notizia di te, meglio ancora. Ma basta anche un saluto, una firma, una sigla, un'impronta digitale.
Dai, che son curiosa, è la tua occasione.
Se anche tu hai qualche curiosità su di me, puoi approfittarne per farmi una domanda che vuoi. Poi non è detto che risponda, ma anche sì.
ANT DICE:
Ho questo quesito chissà se qualcuno riesce a risolvere il dilemma o
se è veramente un paradosso.
Dunque.
In India, come dappertutto, le donne si dividono in due categorie: le
mogli fedeli al marito e le vacche.
Tuttavia, mentre in tutto il resto del mondo la situazione è normale,
in India si presenta il paradosso, poiché le Vacche sono Sacre.
Se sono sacre nessuno si azzarda a toccarle, nemmeno con "IL" dito.
Quindi come fanno ad essere vacche?
Ciao
ANT :)
PS Disclaimer: qualunque maschilismo possa essere ravvisato nella
presente mail, è riferito a personaggi inventati ed è puramente
casuale :)
ALT risponde:
Ipotesi)
la stessa del paradosso di Ant
tesi)
si puo` evitare il paradosso inserendo dei passi intermedi nel un
passaggio di stato da "moglie fedele" (stato qM) a "vacca" (stato qF).
La situazione ora e`
qM ---> qF
la mia ipotesi e` che ci siano, appunto, uno o piu` stati intermedi
qM ---> q1 ---> q2 ---> ... ---> qn ---> qF
[con n appartenente ai naturali]
dove, in ogni stato, la moglie fedele si avvicina sempre piu`
all'essere vacca ma deve ancora essere scoperta. Ad esempio, per avere
una biezione tra numero di stato intermedio e stato di vacchizzazione
della moglie, potremmo identificare il numero di stati con il numero
di amanti da cui si e` fatta infiocinare.
Ovviamente questo numero di stati puo` essere zero (il marito dichiara
che e` vacca, fine del discorso) o infinito (la moglie fedele si fa
stantuffare da un numero molto grande di amanti), ma in quest'ultimo
caso in genere la donna riceve lo stato di divinita` dalle n braccia
(con le quali puo` soddisfare sempre piu` amanti contemporaneamente),
non e` piu` vacca, e` sacra e puo` far quel cazzo che vuole, fine del
discorso.
La dimostrazione di quest'ipotesi e` fatta per assurdo e coincide col
paradosso esposto prima da Ant. Una traccia e`: se non ci fossero
stati intermedi, la moglie diventerebbe vacca e non potrebbe essere
vacca. Assurdo, negazione dell'ipotesi.
corollario)
Ritengo che il processo di vacchizzazione sia unidirezionale, ovvero
da mogli fedeli a vacche e non nell'altro senso
dimostrazione)
Non e` possibile tornare da vacche a mogli fedeli, perche` come
giustamente sottolinei tu una volta che sei vacca non ti si puo` piu`
toccare, quindi neanche tuo marito, che quindi non puo` piu` consumare
il matrimonio, e quindi non sei piu` moglie.
Figurarsi fedele.
saluti
cosa si può fare quando la vita ti mette davanti a cose come questa?
quando una persona l'hai vista crescere, e ora che inizia a fare i suoi primi passi?
cosa cazzo si può dire, pensare, fare...
Alain Resnais di nuovo alle prese con una pièce di Ayckbourn (dopo il dittico Smoking/No smoking) ribadisce la sua attuale propensione ad usare il teatro per creare cinema; così il testo inglese di partenza è una strada che il regista percorre con un occhio eminentemente cinematografico: si guardi ai movimenti di macchina iniziali che inquadrano i soffitti della casa, le plongée che scrutano i movimenti degli attori nella gabbia del set, i tre studiatissimi zoom (soluzione completamente in disuso e qui utilizzata in chiave spiccatamente espressionistica), le dissolvenze tra le scene (la neve che cade, cfr. L’amour à mort) e il modo in cui la mdp scopre i dettagli e cerca i personaggi mettendone a nudo le emozioni attraverso gli avvolgenti primi piani. Dall’altro lato il dato finzionale proprio del teatro (le scenografie evidenti, la recitazione declamata, gli espedienti della messinscena) sono messi davanti all’occhio dello spettatore (chiamato ancora un volta direttamente in causa perché accetti il gioco) a sottolineare che di artificio si tratta (cfr. tutto il Resnais “teatrale”, da Mèlo all’assurdamente inedito in italia Pas sur la bouche): Resnais allora adotta il testo di Ayckbourn, lo riproduce integralmente (l’unica libertà è il cambio di ambientazione, da Londra a Parigi, l’adattamento è di Jean-Michel Ribes), fa suo il modo di manipolare il tempo proprio del grande drammaturgo inglese (edito pochissimo in Italia, l’unica pubblicazione di due commedie - ottimamente tradotte da Masolino D’Amico - è oggi pressoché introvabile) e non cerca in alcun modo di sfuggire al meccanismo rappresentativo tipicamente teatrale che lo governa, ma senza rinunciare al suo magistrale modo di entrare nell’opera (l’istintivo abbandono del Maestro: alla Morante che alla vigilia della lavorazione gli chiede come sarà il film il regista risponde: “Non lo so, so solo che nevicherà sempre”) e a trascinare il film fuori dai meccanismi tradizionali del cinema (tutta la sua filmografia reca in sé questa tendenza).

Ancora figure esaminate come cavie di laboratorio (cfr. Mon oncle d’Amerique), caratteri soggetti alle fluttuanti pulsioni che si agitano nell’intimo, dominati dall’incapacità di essere quello che davvero vogliono: tutti hanno possibilità inespresse e si sforzano per metterle in atto, tutti combattono per un riscatto e per dissipare la frustrazione, soggetti paurosamente soli che cercano un rimedio al desiderio di non esserlo. E ancora una volta il libero arbitrio decide fino a un certo punto del nostro destino (non era anche Smoking/No smoking un supremo teorema sulla labilità del Fato?) poiché si incrocia inevitabilmente con quello di altre persone che sono forse destinate a sparire all’istante dall’orizzonte della nostra esistenza ma nondimeno a segnarlo ineluttabilmente. Resnais, dopo i capolavori del passato, legati a riflessioni sulle grandi tragedie, sembra oggi rivolgere la propria attenzione ai piccoli drammi dell’individuo - alle minime fatalità che sovrintendono al suo vissuto - guardandoli con disincanto, con l’ironia rassegnata della vecchiaia, stemperata dall’affetto profondo che dimostra per i personaggi che mette in scena e mai impaurito dalla possibile deriva melodrammatica, quasi cercandola (cfr. ovviamente Mèlo).
La regia distilla il meglio dal meraviglioso cast, tutto da menzionare (le espressioni di Azema – il cui personaggio è l’elemento ambiguo che segna le vite altrui, un po’ diavolo, un po’ santa - alle avance di Dussolier valgono valanghe di premi), la fotografia di Eric Gautier caratterizza ogni ambiente e situazione, la mano del regista risulta felicemente lieve nel disaminare i temi complessi sul piatto (questo film potrebbe quasi suonare come la variante brillante/malinconica al dramma de L’amour à mort). Riguardo al titolo del film l’autore ha affermato di aver stilato un elenco con un centinaio di possibilità e che, messo definitivamente da parte quello originale dell’opera teatrale, Private fears in public places, Coeurs ha prevalso sull’annunciato Petites peurs partagées (Piccole paure condivise) che appariva nei flani e nei programmi ufficiali della mostra veneziana.