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mercoledì, ottobre 22, 2008
illuminati!!!

Dagli archivi di Italia Mac: 16 Giugno 2005
In questi giorni di Keynote e presentazioni... e rumors a volontà, riproponiamo la nostra traduzione del discorso pronunciato da Steve Jobs, CEO di Apple e della Pixar, il 12 giugno 2005, in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree a Stanford.

steve-jobs-stanford


Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?

Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalogé, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idelista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.

ps: avevi ragione Vi

Postato da: TB-1 a ottobre 22, 2008 23:03 | link | commenti |
citazioni, a chi amo, stupendo, fraseggi, voglio un mondo migliore

mercoledì, aprile 02, 2008
l'essenziale è invisibile agli occhi

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Postato da: TB-1 a aprile 02, 2008 21:52 | link | commenti (1) |
a chi amo, stupendo, fraseggi, voglio un mondo migliore

giovedì, maggio 11, 2006
sere e mattine...un film o una storia vera

come si esce dai buchi neri...?
o come si riconosce una situazione fondamentale, rispetto a una meno importante...

Sola me ne vo per la città
passo tra la folla che non sa
che non vede il mio dolore
cercando te, sognando te, che più non ho.

quanto è importante trovare quello che si cerca, sapere cosa si cerca...
e quanto è grande scoprire di essere illuminati da cose che magari non si capiscono subito, e magari nemmeno subito dopo...

Ogni viso guardo e non sei tu
ogni voce ascolto e non sei tu
Dove sei perduto amore?
Ti rivedrò, ti troverò, ti seguirò.

Il regista di matrimoni lavora con controllata delicatezza su tracce mnestiche, suggestioni provenienti da universi fiabeschi nel loro felice ibridarsi, nel loro improbabile intersecarsi, rianagrammandone con inusuale freschezza l’imagerie, cogliendone la meraviglia.

io, si ammetto che mi blocco e poi mi pento di non averti cercato fino alla fine, come stamattina che non ti ho nemmeno baciata, per orgoglio, anche se pervaso da un senso d'amore totale!

comporre una sinfonia scombinata di quadri d’ambiente, uno scollato rondò di episodi da favola, una rapsodia di suoni, colori, odori, afrori in un libero gioco di assonanze visive colte da un vispo, onnipresente, occhio-macchina da presa che guizza inatteso dalle inquadrature, pronto a riorganizzarne le forme a ridisegnarne gli scorci a scontornarne le figure

perché a me fa bene fermarmi a riflettere, per avere sempre presente quanto sia fondamentale la strada che percorro insieme a te...
una strada unica...l'unica...

ON AIR: Il cielo in una stanza

Postato da: TB-1 a maggio 11, 2006 10:08 | link | commenti |
a chi amo, pezzi di me, fraseggi

venerdì, marzo 03, 2006
il cuore di Slow Food?!



da www.slowfood.it, biografia

Petrini, Carlo
si chiama Gola (nel cognome della levatrice il destino del neonato) l’ostetrica che il 22 giugno 1949, a Bra in provincia di Cuneo, assiste la signora Maria Garombo Petrini nel suo primo parto (casalingo, come allora usava). Al piccolo, che già in culla mostra un’incontenibile vivacità, è imposto il nome del nonno, Carlo Petrini, ferroviere, all’indomani della Grande Guerra consigliere comunale del Psi e poi del Pcd’I, arrestato durante l’ultima delle “spedizioni punitive” con cui, nel 1921, lo squadrismo fascista stronca l’esperienza della giunta democratica guidata dal sindaco socialista Lenti. La famiglia di Carlin, come tutti continueranno a chiamare il primogenito di Maria e Giuseppe Petrini (nel 1957 nascerà una bambina, Chiara), appartiene alla piccola borghesia impiegatizia e artigiana: la mamma dirige l’asilo nido comunale, il papà ha un’officina di elettrauto. Carlin cresce tra la casa paterna e quella della nonna, generazioni e ambienti diversi anche nei costumi alimentari: «Mentre i miei, lavorando entrambi fuori casa, avevano, più “modernamente”, il fulcro della convivialità familiare nella cena, da mia nonna si mangiava un pasto completo solo a mezzogiorno: la sera, pane e formaggio, una tazza di caffelatte e subito a nanna. Ma è lì che ho visto svolgersi e declinare il rapporto stretto tra produzione e consumo del cibo. Come chiunque allora vivesse non troppo lontano dalla campagna, mia nonna preparava marmellate e conserve per l’inverno, spellava galline e conigli, per poi cucinarli con pazienza e orrore per gli sprechi, e nelle stagioni giuste andava nei prati a raccogliere erbe spontanee e insalate selvatiche… La mia è stata l’ultima generazione che ha avuto modo di attingere al patrimonio di saperi e sapori di una società contadina al tramonto». Nei rapporti extrafamiliari, il nipote e omonimo del “massimalista” Carlo Petrini è da subito un leader: i quartieri periferici di una Bra dove i ragazzini possono ancora giocare nei cortili e in strada risuonano delle gesta della “banda di Carlin”, tra le più attive nel disputare ai rivali il controllo del territorio.

Con i luogotenenti, Azio Citi e Giovanni Ravinale, si forma un sodalizio politico-artistico che durerà fino alla morte prematura e improvvisa di Giovanni, nell’ottobre 1999. Dopo la Media, Petrini frequenta l’Itis di Fossano, a 20 chilometri da Bra, diplomandosi nel 1968. Nel frattempo si è radicata in lui la passione per l’impegno socio-politico. Comincia organizzando, da responsabile del settore giovanile della locale Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, raccolte carta per il Terzo Mondo e soccorsi alle vittime dell’ennesima esondazione del Tanaro, nell’autunno ’68. Prosegue iscrivendosi alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento e fondando a Bra, nel 1971, la Cooperativa Circolo Leonardo Cocito, che darà vita nel 1974 al periodico In Campo Rosso e l’anno successivo a Radio Bra Onde Rosse, la prima emittente libera d’Europa. Contro i ripetuti sequestri degli impianti e i procedimenti penali a carico degli amministratori della cooperativa – vicende che contribuiranno alla dichiarazione di incostituzionalità del monopolio radiotelevisivo statale – si mobilita l’intelligentsia che il gruppo di giovani braidesi ha saputo coinvolgere con le sue battaglie per i diritti civili e per l’alternativa al sistema di potere democristiano: tra gli altri Dario Fo, Franca Rame e tutta la “Comune” di Milano, Guido Aristarco, Carla Nosenzo Gobetti, Bianca Guidetti Serra, Leonardo Mosso, Nuto Revelli. Sempre del ’75 sono l’ingresso di Carlin nel Consiglio comunale di Bra, come rappresentante del Pdup, e la fondazione dello spaccio di Unità Popolare, circolo Cica-Crass affiliato all’Arci. Sotto le bandiere della medesima associazione si organizzano, nel triennio ’79-81, i festival di musica popolare >Canté j’euv e, negli anni successivi, campi scuola estivi che porteranno in Langa ragazzi di tutta Italia. Da queste esperienze di “turismo sociale”, intrecciate con le riflessioni comuni al gruppo promotore della rivista >La Gola, germinano le idee ispiratrici di >Arcigola. Il periodo 1979-86 è di incubazione e formazione. Eletto nel consiglio nazionale dell’Arci, Carlin viaggia per l’Italia, prendendo contatto con altre realtà territoriali e di mercato; visita le grandi aree enogastronomiche d’Europa, partecipando nell’82-83 (con Gigi Piumatti e Massimo Martinelli) ai corsi di conoscenza dei vini che si tengono a Beaune, in Borgogna.

Tramite la >Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo riversa queste esperienze in momenti di diffusione della cultura del gusto e di convivialità, anche fuori dai confini braidesi: all’insegna del binomio conoscenza-piacere si svolgono una grande festa in riva al Lago Maggiore, una cena di gala nell’ambito di un convegno di filosofi all’Università di Urbino, una giornata di promozione dei vini e della cucina di Langa a Mira (Ve), corsi di avvicinamento al vino per studenti torinesi. All’inizio degli anni Ottanta risalgono anche le prime collaborazioni di cronaca e critica gastronomica a giornali e guide (Barolo & C., Il Tanaro, la guida ai ristoranti dell’Espresso). All’interno del direttivo nazionale dell’Arci, Carlin patrocina la costituzione di una “lega gastronomica” che sintetizzi, anche nel nome, quanto sta maturando nella realtà associativa braidese e nel dibattito sviluppatosi sulle pagine de La Gola. Da qui in poi la sua biografia si confonde con la storia dei prodromi, della fondazione e dello sviluppo di SF.

Postato da: TB-1 a marzo 03, 2006 09:33 | link | commenti |
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venerdì, gennaio 20, 2006

la dea dell'amore si muove nei jeans

Postato da: TB-1 a gennaio 20, 2006 10:15 | link | commenti |
a chi amo, pezzi di me, fraseggi

martedì, dicembre 20, 2005

oggi ho ascoltato il podcast "storysellers di MTV" dove Paola Maugeri intervista "Lorenzo"...
che testa fantastica ha...

oggi non so se sono pronto davvero a vivere questo Natale...o forse si...cmq di sicuro il mondo gira...

Postato da: TB-1 a dicembre 20, 2005 18:09 | link | commenti |
postveloci, a chi amo, pezzi di me, fraseggi

giovedì, novembre 10, 2005
amore e podcast, cosa centrano? nulla...

ieri ho aperto una finestra del mio mondo alla persona che amo...oggi mi sento un pò sconbussolato...ma un pò più sereno...e pensare che tutto sommato pensavo di esserlo!

oggi, sono andato finalmente in avanscoperta, non centra nulla con il discorso di prima, nel mondo dei podcast, cosa che non avevo mai fatto, non so nemmeno perché, anzi si, cmq è una figata, così ho scaricato luttazzi, jacopo fò, baldini&fiorello, ed altre cose anche più serie che sono già belle archiviate nel mio fidato ipod-mini...si perché ho voglia di usarlo un pò di più sottraendolo con i denti a quel cannibale di mio fratello che me lo ruba sempre...
quindi mi sono scaricato i miei podcast da ascoltare oggi...domani degli altri e poi vedremo!

intanto speriamo di essere abbastanza bravi (io per primo) da aiutare il mondo a cambiare...in meglio questa volta!

ON AIR: PodCast Jacopo Fo' - Sesso sublime - la prima volta

Postato da: TB-1 a novembre 10, 2005 11:21 | link | commenti |
postveloci, a chi amo, pezzi di me, fraseggi

mercoledì, ottobre 26, 2005
EROS

In questi giorni proprio non mi riesce di concentrarmi sui lavori che devo fare!
Invece mi riesce bene tutto quello che non necessariamente devo fare per lavoro!
Con il mio gruppo di cineforum stiamo organizzando un ciclo sull'Eros, dopo un mese di visioni di vari e vari film, ho pensato di chiedere una mano ai redattori del sito www.spietati.it...
Ho scritto loro una mail strappalacrime e loro mi hanno risposto tutti in modo entusuiasta!
Dandomi/ci un sacco di idee!
Colgo quindi l'ulteriore occasione di ringraziarli pubblicamente per la cortesia, con la speranza che si crei uno splendido rapporto di reciproca utilità e stima!
E tu eventuale lettore/trice hai qualche film che possa rientrare nel ciclo eros da consigliarmi/ci?

Postato da: TB-1 a ottobre 26, 2005 16:16 | link | commenti |
postveloci, a chi amo, fraseggi

venerdì, settembre 23, 2005
cena della corte BIS

Ho passato gli anni della mia infanzia (dai 2 agli 8-9) in una corte di campagna splendida!
Una bella composizione di case, io abitavo nella casa dei "Signori" diciamo quella più bella e più grande (non per meriti particolari) e altre due famiglie abitavano rispettivamente la casa colonica (cioè quella dei contadini) e in una casetta della servitù...
Chiaramente queste sono distinzioni che non esistono e non esistevano, noi siamo sempre stati una famiglia modesta, ed i miei genitori hanno deciso di pagare un affitto oneroso per poter far crescere i propri figli in un bell'ambiente...
Ed è così che si è creato un clima di grande famiglia allargata, mia nonna Ermide con la nonna Eles (casa colonica) e Maria (casa servitù) e il marito Armando...mia madre Susanna con Ilva (casa colonica), mio padre Alfredo con Renzo (casa colonica), io e Raul (casa colonica), Roberto fratello di Renzo, mio fratello Giorgio con Rubes...i cani, i gatti e gli animali vari...
Noi abitavamo in una casa fantastica, immensa, le camere da letto tutte affrescate, ogni tanto me la ricordo ancora un pò la mia cameretta (cioè cameretta, praticamente la metratura di un bilocale in città), con le rondini sul soffitto...
Insomma, ci sarebbe davvero da scrivere un libro, perché li ci sono parti di storia della mia famiglia indelebili e bellissime...

Ma torniamo a noi, quest'anno, come ogni anno dal lontano 1981, abbiamo festeggiato tutti insieme con la famosa cena della corte dove tutti quelli che abitano o che hanno abitato e lavorato li si trovano e stanno insieme, per non dimenticare i legami importanti...
Ci siamo trovati, nonostante qualcuno nel corso degli anni abbia dovuto abbandonare la corsa per la stanchezza, (mia nonna ci ha lasciati da tempo, Eles da qualche anno, Armando invece solo da un anno)...

Quest'anno però è successo qualcosa di anomalo, sono state invitate persone che non centravano, da persone che non hanno mai fatto parte della mentalità che invece ha cementato il nostro gruppo...
insomma non è stato molto bello vedere molta gente che non centrava, che mangiava e beveva e basta, senza preoccuparsi del lavoro delle persone che avevano preparato tutto..

Allora, abbiamo deciso di non perderci d'animo e quantomeno di uscire (ieri sera) a mangiare una pizza...

E' stata una bella serata, una serata di ricordi, e battute...a tratti un po triste...ma ricca di sensazioni vere...di valori grandi...

In qualche modo l'ho raccontata, avevo bisogno di dirlo...

ON AIR: Stelle - Francesco Guccini - D'amore di morte e di altre sciocchezze

Postato da: TB-1 a settembre 23, 2005 10:41 | link | commenti |
postlenti, a chi amo, pezzi di me, fraseggi

venerdì, agosto 05, 2005



...daltrocanto amore mio...e come dice A.de Mello
"La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati in altri progetti"


Postato da: TB-1 a agosto 05, 2005 11:45 | link | commenti |
a chi amo, pezzi di me, fraseggi